Biopsia prostatica, cos’è e come si esegue

Cos’è la biopsia prostatica
La biopsia prostatica – l’unico esame che consente di stabilire una diagnosi definitiva di tumore della prostata – consiste nel prelievo di piccoli frammenti della ghiandola prostatica da sottoporre ad analisi di laboratorio al microscopio (esame istologico), rappresentando di frequente l’ultimo passaggio di visite ed esami prima della diagnosi.
È in genere prescritta in base ai risultati di esami precedenti, come la risonanza magnetica, un valore elevato di PSA nel sangue (Prostate-Specific Antigen = Antigene Prostatico Specifico), o dopo che il medico ha rilevato la presenza di noduli all’esplorazione rettale.

Come avviene la procedura
Almeno 5 giorni prima dell’esame è necessario:
- Sospendere i farmaci che interferiscono con la coagulazione, qualora si assumano;
- Seguire una profilassi antibiotica dal giorno prima della biopsia, per prevenire lo sviluppo di infezioni;
- Eseguire un clistere per pulire il retto qualche ora prima dell’esame.
La biopsia prostatica viene effettuata utilizzando un ago apposito, introdotto nello spessore della ghiandola prostatica sotto guida ecografica.
La procedura (durante la quale il paziente viene fatto sdraiare su un fianco con le ginocchia raccolte verso il petto) può impiegare dai 10 ai 30 minuti e viene eseguita in sedazione o anestesia locale. A seconda del protocollo, possono essere effettuati diversi prelievi (2-3 o più), per garantire una valutazione accurata.
Al termine dell’esame il paziente deve rimanere in osservazione per circa un’ora, in modo da escludere complicanze immediate.
A partire dai giorni seguenti l’esame – e fino ad alcune settimane – è frequente riscontrare sangue nelle urine e nello sperma: tale sanguinamento si risolve spontaneamente e non deve destare preoccupazioni.